Gallo domestico

Prima delle sveglie analogiche sul comodino, delle campane e dei cellulari, era il gallo a ricordarci ogni mattina che era tempo di alzarsi dal letto. Con un sonoro chicchirichì. Ma come fa un “semplice” uccello a intuire quando è il momento di cantare, non disponendo di un orologio? L’ultima spiegazione sul fenomeno arriva direttamente dal Giappone e da un team di ricerca dell’Università di Nagoya, guidato dal professor Takashi Yoshimura, pubblicato sulla rivista Current Biology nel 2013. La produzione dei suoni non sarebbe legata a determinate condizioni ambientali, come la presenza della luce o del buio (il gallo, infatti, non canta solo all’alba), ma a un meccanismo innato, legato all’orologio biologico dell’animale, da sempre legato al Sole e simbolo di rinascita. L’indagine ha sottoposto i galli a una serie di esperimenti per comprendere quali impulsi si nascondono nel canto dei maschi della specie «Gallus gallus domesticus». 

L’orologio biologico e il rango sociale

Nel primo esperimento, gli animali hanno trascorso 12 ore in luce piena e 12 ore in luce scarsa per 14 giorni. Come hanno notato gli studiosi, gli animali iniziavano a cantare due ore prima della luce piena. Nel secondo, restavano per 24 ore in condizioni di luce scarsa per lo stesso numero di giorni, vivendo una giornata fatta di 23,8 ore (iniziavano comunque a cantare quando pensavano fosse giunta l’alba). I ricercatori inoltre hanno scoperto che il momento del canto è anche influenzato dal rango sociale degli uccelli. «I versi dei galli sono anche un segnale di rivendicazione territoriale. Quello che riveste il rango sociale più elevato è anche quello che all’alba canta per primo, mentre gli altri attendono con pazienza il loro turno», ha spiegato Yoshimura. 

«I guardiani della notte»

Un’ultima curiosità? Sin dall’antichità, i contadini avevano nel proprio campo diversi galli (e galline) non solo per procurarsi il cibo con le uova, ma anche per avere degli animali che, svegliandosi al più piccolo rumore, diventavano degli ottimi guardiani per la proprietà. Inoltre, destandosi alle prime luci dell’alba, sembravano annunciare il giorno nascente. Per queste ragioni la terza vigilia della notte (fra le due e le sei) era chiamata «canto del gallo». A questo alludeva Gesù nell’annuncio del rinnegamento di Pietro. Allo stesso tempo, il gallo, soprattutto nero, a volte è considerato un simbolo del diavolo. Secondo lo Zohar, il gallo canta tre volte prima che l’uomo muoia. Spesso compare in sogno per risvegliare una persona che è poco vigile sia nel valutare gli ostacoli che potrebbe incontrare nel suo cammino, sia nel controllare il proprio agire con la sua coscienza. Sognare l’animale che canta, invece, è un buon auspicio di gioia e prosperità.

La leggenda del Galletto di Barcelos

Racconta la leggenda che gli abitanti del borgo di arcelos, nel Minho (Portogallo settentrionale), erano spaventati perché qualcuno aveva commesso un omicidio ma non si riusciva a trovare il colpevole. Un bel giorno in città fece la sua comparsa un galiziano dall’aria sospetta. Le autorità lo imprigionarono, sebbene l’uomo non si stancasse di proclamare la propria innocenza. Perché nessuno credeva si trattasse di uno dei numerosi pellegrini diretti a Santiago de Compostela. Condannato alla forca, l’uomo chiese di essere portato al cospetto del giudice, che stava banchettando con alcuni amici. Poiché nessuno sembrava credergli, il galiziano indicò un galletto arrosto che era sul tavolo e disse: «Quanto è vero che sono innocente, quando mi impiccherete questo gallo canterà!». E ciò che sembrava impossibile, divenne realtà. Infatti, proprio quando il pellegrino stava per essere impiccato, il galletto arrosto si alzò dalla tavola e cantò. Il giudice corse alla forca e, nel vedere che il nodo della corda aveva impedito che l’uomo venisse impiccato, ordinò che fosse liberato immediatamente. Qualche anno dopo, il pellegrino tornò a Barcelos e fece erigere un monumento in onore di Sam Giacomo e della Vergine. Per molti anni, la variopinta rappresentazione del Galletto di Barcelos è stata adottata come simbolo del Turismo del Portogallo. (corriere.it)

Approfondimenti

Miti, leggende e realtà. Il canto del gallo